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Un mio racconto breve: “Il tempo è adesso”

vecchia sveglia

Lorenzo correva stringendo la mano di Agata che non riusciva a stargli dietro perché lui era più grande e più veloce.

I passi dietro di loro sembravano così vicini da raggiungerli.

“Tanto ti prendo, delinquente!”

Agata aveva il pianto in gola, ma non le usciva che un cigolìo perché tutto il fiato le serviva per correre più forte che poteva, stando solo attenta a non cadere sulla strada.

Lorenzo la strattonava a destra e a sinistra, lungo i vicoli del paese, con un “di qua”.

Erano ormai fuori del quartiere, vicino al campetto di calcio, Lorenzo si fermò davanti alla rimessa di legno, si sdraiò fulmineo a terra, calciò la piccola grata di metallo che cadde all’interno, s’incuneò dentro e le allungò la mano.

Agata si infilò rapida nella finestrella e si raggomitolò in un angolo mentre Lorenzo sistemava di nuovo la grata.

I passi grossi e veloci si fermarono a pochi metri da loro.

Agata spalancò gli occhi enormi in quelli stretti e acuti di Lorenzo che le fece cenno di stare zitta e di non muoversi.

“Dove sei, bastardello, tanto ti trovo!” gridava l’uomo.

Gli stivaloni verdi di plastica erano fermi, si interrogavano forse sulla direzione presa dai bambini.

Agata non respirava quasi, terrorizzata dal farsi sfuggire un solo singhiozzo. Lorenzo teneva i suoi occhi duri e freddi in quelli azzurri di lei, immobile.

Gli stivaloni calciarono qualcosa, poi si mossero stizziti verso posti lontani e i due iniziarono a respirare forte, rossi in faccia, con i cuori a scoppiare.

Quando si calmarono un po’, Lorenzo tirò fuori dalla tasca una sveglia di metallo.

“Gli ho preso questa, a casa” disse lui, iniziando a cercare qualcosa nella rimessa in penombra.

“Perché?” chiese lei spaventata.

“Perché mamma ci fa il tempo.”

Agata scuoteva la testa con gli occhi che galleggiavano nel pianto.

“L’altro giorno, mia madre ha girato le lancette e mi ha detto: da domani sarà più giorno.”

“Quando torni a casa lui ti darà tante botte, come sempre.”

“Qualche giorno fa era più buio, ti ricordi? E’ per questo orologio, perché sposta il tempo” disse convinto trovando un attrezzo di ferro.

“Lui ti darà tante botte” disse lei in un pianto lento, senza consolazione.

“No, quando torno a casa non sarò più un bambino.” Strinse l’attrezzo e lo sbatté piano conto il vetro della sveglia. “Adesso sposto le lancette, così, avanti, vedi? Tante, tante volte, e quando usciamo da qui saremo grandi.”

Agata guardava le lancette muoversi, ma pensava solo alle botte che avrebbe preso Lorenzo. Poi vide che il suo sguardo si animò di una luce scura.

“E quando torno a casa” aggiunse Lorenzo “lui sarà vecchio e io forte. E allora prenderò la sedia, quella grossa della cucina, e gliela spacco sulla schiena.”

Agata si strinse le ginocchia al petto e iniziò a dondolare. Non le piaceva quando Lorenzo diceva quelle cose cattive. Certo era convinta fossero giuste e se ne stava zitta, ma aveva paura che Lorenzo, un giorno, non sarebbe più tornato a chiamarla per giocare con lui.

Lorenzo, invece, perso ormai nei suoi pensieri, diventò rosso tutto a un tratto.

“E poi ti sposo, Agata. E ti darò un bacio sulla bocca.”

Agata lo ascoltava per niente consolata. Lui la guardò, trovandola più bella di sempre – non ce n’erano di bambine così belle in tutto l’universo – e decise di darglielo subito quel bacio sulla bocca perché, a pensarci bene, degli orologi non c’era da fidarsi.


Una recensione del mio “Bowling e margherite”

Il club dei libri ha letto il mio “Bowling e margherite”, edito dalla Las Vegas edizioni nel 2011, e mi coccola con questa recensione.


Prendi la DeLorean e scappa

Copertina Prendi la DeLorean e scappa

Una nuova antologia targata Las Vegas curata da Andrea Malabaila per festeggiare il trentennale della saga di Zemeckis.

Oltre al mio racconto, ci sono anche Davide Bacchilega, Marco Candida, Eva Clesis, Vito Ferro, Roberto Gagnor e Michela Cantarella, Enzo Gaiotto, Elia Gonella, Andrea Malabaila, Christian Mascheroni, Gianluca Mercadante, Claudio Morandini, Gianluca Morozzi, Daniele Pasquini, Giorgio Pirazzini, Giuseppe Sofo, Daniele Vecchiotti, Paolo Zardi.

Credo sia il caso di ribadirlo: “Mai lasciare una macchina del tempo nelle mani di uno scrittore”.

Per altre info, qui.


La mia rimostranza

Esce oggi l’ebook 99 Rimostranze a Dio, (Ottolibri edizioni, 187 pp., 5,00 euro).

Mi ha colpita subito l’originalità dell’iniziativa curata da Eva Clesis, responsabile editoriale della casa editrice.

101 autori si lamentano con “Qualcuno del piano di sopra”.

Non ce l’ho fatta a stare zitta e ho spiattellato anch’io, in faccia a Madre Natura, una certa cosuccia che le è sfuggita. Forse. Spero.


La collezione Lancourt – il booktrailer

Il booktrailer realizzato con Luigi Salerno e Fabrizio Fiore per il libro “La collezione Lancourt”.
Non credo potrò mai ringraziarli abbastanza.
Intanto inizio da qui.


“La collezione Lancourt” Presentazione del 28 giugno 2013

Un assaggio fotografico della presentazione tenutasi presso la Feltrinelli di Ancona il 28 giugno

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A destra: la bravissima relatrice Olivia Ulivi

Con la relatrice Olivia Ulivi

Per maggiori informazioni:

http://www.lasvegasedizioni.com/catalogo/las-cerezitas/la-collezione-lancourt/


Lo sguardo di Sabine

icona copertina

«Ho un appuntamento con i signori Lancourt.»
«Buongiorno, Sabine» salutò il padre con calore.
I fratelli Lancourt videro entrare Sabine per la prima volta nella loro vita. E non furono tanto i lunghi capelli castani raccolti forse per l’occasione, né la ricchezza disegnata in modo perfetto sulla sua bocca, quanto il suo sguardo a turbare subito la casa, fu quella timidezza contenuta nel suo verde indiscreto.
Sabine sbirciò il tappeto sul quale stava posando il piede, poi li appoggiò subito tutti e due, quasi con un salto, come se fosse entrata in un mondo instabile e avesse paura di cadere.
«La stavamo aspettando» disse la signora Lancourt arrivando anche lei, con un lieve sorriso, forse più cauto di quello di suo marito, ma di certo abituato alla cordialità.
Sabine salutò con un cenno della testa, stringendo fra le mani un libro, aggrappata alla copertina di pelle, poi tornò con gli occhi sul signor Lancourt, giusto un attimo, li spostò sulla domestica che aspettava di poter chiudere la porta, li soffermò un istante di più sulla signora Lancourt e poi − Jerome lo notò − lo sguardo di Sabine si addentrò nel salone incontrando quello di François che si era alzato dal divano, per etichetta, e lì lo sguardo di Sabine si era fermato per un lungo tempo. Un tempo interrotto, aveva sempre pensato Jerome ricordando quel pomeriggio, perché lo sguardo di Sabine non lo raggiunse mai, quel giorno.

Tratto da “La collezione Lancourt”

Per saperne di più clicca qui