Archivi del mese: settembre 2017

I numeri di Anna Recanatini

Questo è il racconto con cui mi sono classificata al secondo posto nella “Sezione racconto inedito” del Premio letterario Antonio Fogazzaro 2017

Premio letterario Antonio Fogazzaro 2017 (Villa Gallia – Como)

I NUMERI DI ANNA RECANATINI

 

 

Sulla lapide di Anna Recanatini si legge:

 

Qui giace Anna Recanatini che nacque, visse e morì.

 

Non viene riportata nessuna data, nessuna cifra.

Uno strano fatto, se si considera l’abitudine di catalogare ogni evento con delle coordinate numeriche.

In effetti, fossero state riportate con estrema esattezza, cos’altro avremmo saputo in più? Soltanto che la forbice di tempo chiamata vita, per Anna Recanatini durò 27.375 giorni, 13 ore e 8 secondi, ovvero l’equivalente di 75 anni, più o meno.

Magari avremmo potuto leggere che nella sua vita, Anna Recanatini realizzò 74 torte di mele, 108 crostate e 1218 ciambelle fritte

attaccò 75.045 bottoni

prese 41.590 caffè

avvistò 18 stelle cadenti

uccise 7 scorpioni e 2 vipere

pronunciò la parola “cortesia” – nelle sue declinazioni – 18.235 volte

acquistò 13 paia di occhiali, di cui 5 da presbite

conservò 21 orologi, sveglie incluse

cadde dalla bicicletta 12 volte

subì 3 aborti

piantò 16 alberi da frutto

aspettò Edoardo 2 volte

ruppe 31 bicchieri di vetro e 15 piatti, di cui 6 deliberatamente

le vennero estratti 12 denti

inciampò nell’ultimo gradino di una scala 11 volte

ricevette 19 rose rosse

realizzò 44 viaggi in treno

si sentì felice senza motivo apparente 98 volte

subì 7 interventi

guardò il telefono squillare senza rispondere 34 volte, di cui 12 nello stesso giorno

imparò a memoria 3 poesie e 6 canzoni

mangiò 3.879 polpette e 8.742 mele

cercò di stabile il confine fra cielo e mare 78 volte

avvistò 58 arcobaleni

sognò suo nipote 24 notti

morì 2 volte

accese 189 candele

catturò 18 lucciole

visse 19 volte il giorno 29 febbraio

collezionò 13 caleidoscopi, di cui uno di valore.

 

Ma non avremmo saputo molto di più. Avremmo forse intuito come Anna Recanatini visse o cosa preferisse fare, ma non chi fosse davvero. Una risultanza numerica di certo molto più complessa.

Volendo tentare, avremmo dovuto prendere in considerazione altro, i suoi 1 per esempio.

Perché, a ben vedere, fu proprio nei piccoli numeri che si annidò la vita di Anna Recanatini, numeri solitari nascosti nella moltitudine delle abitudini, numeri 1 che delinearono i suoi gusti, le sue preferenze, le sue bruciature, i suoi esperimenti, le sue scelte.

 

I numeri 1 di Anna Recanatini

 

Cucinare un risotto alle fragole

realizzare un abito da sposa

mangiare un’ostrica

vomitare un’ostrica

scrivere una poesia

sposarsi

ritardare una consegna

andare ad un concerto di Michael Nyman

uccidere un uomo

fumare la pipa

ascoltare impreparata suo figlio urlarne contro, dandole tutta la colpa della propria infelicità

accarezzare un cucciolo di leone

preparare una sacher torte

invitare a cena la famiglia De Pontis

dare uno schiaffo a suo figlio

pronunciare la parole “querulo”, “distopico” e “buggerata”

mangiare il riso con le bacchette

ubriacarsi

sedersi davanti a un pianoforte a coda, appoggiare le mani sulla tastiera e immaginare di saperlo suonare

lasciare Edoardo

tingersi i capelli di rosso

distruggere l’auto in un incidente stradale

vedere un delfino

ballare sotto la pioggia

fondere tutto l’oro di sua madre per realizzare un lingotto

andare in barca a vela

spedire il caleidoscopio preferito a suo nipote, nel giorno del suo quarto compleanno.

 

Ciononostante, neanche i suoi 1 sarebbero stati esaustivi per delineare Anna Recanatini, per comprenderla, per cercare di capire, in effetti, chi scelse d’essere. Come se Anna Recanatini fosse nascosta in un scarto numerico non visibile, in una differenza, in un esito matematico d’altra natura.

I suoi zero, per esempio.

Una lista piuttosto complicata, a dirla tutta, perché gli zero di Anna Recanatini furono sì tondi e decisi a volte, ma altre volte sofferti e combattuti.

Gli zero di Anna Recanatini furono, dopotutto, luoghi dove stipare la morale e il buon senso, le testardaggini, le tare, i suoi desideri.

Ci furono zero che Anna Recanatini si attribuì come merito, altri che si ritrovò per mancanza di coraggio. Zero che Anna Recanatini si raccontò per sentirsi forte e zero che si ripeté per non oltrepassarli.

Certo, si potrebbe far notare che esisterebbero interminabili zero nella vita di Anna Recanatini, della maggior parte dei quali Anna Recanatini non sospettò neanche l’esistenza, come per esempio mangiare una pashka, costruire un humidor o ballare una ciarda; altri zero, invece, che pur conoscendone l’esistenza, Anna Recanatini non prese mai in considerazione per una possibile enumerazione.

I suoi veri zero furono quelli che la misero di fronte a una presa di posizione, a una reazione, a una rinuncia, alla maturazione di un desiderio.

 

Gli zero di Anna Recanatini

 

Farsi un tatuaggio

visitare l‘Islanda

rubare

fumare marijuana

tradire Edoardo

fare le ombre cinesi

trovare un quadrifoglio

aprire un ombrello in casa

vedere un’aurora boreale

cogliere il senso della vita

fare la spaccata

posare nuda per un servizio fotografico

possedere un diamante

confessare a qualcuno di aver ucciso un uomo

studiare

far leggere a qualcuno la sua unica poesia

baciare una donna

lasciare Edoardo guardandolo negli occhi

prendere un brevetto di volo

mangiare il sushi

pronunciare la parola “prestidigitazione”

dire “ti voglio bene” a suo padre

vedere il sole di mezzanotte

capire l’esatto significato della parole “mordace”

avere una figlia

aprire una sartoria propria

imparare il francese

rincorrere suo figlio, quel giorno, quando uscì di casa sbattendo la porta

vedere il film “Via col vento”

buttare via un orologio rotto

salire su un pullman a due piani

imparare a ballare il tip tap

dipingere il proprio autoritratto

indossare un anello al pollice

pensare alla morte mentre stava morendo

conoscere suo nipote.

 

Eppure no, quand’anche avessimo avuto un profilo numerico ancor più dettagliato, con eventi aggiunti o sottratti, circostanziati e perfezionati, Anna Recanatini sarebbe rimasta una creatura sfuggente, vuota di tanto altro che sarebbe stato necessario sapere.

Concentrata in un altrove non numerico.

In effetti, nessun’altra frase avrebbe forse potuto riassumere in concreto Anna Recanatini, se non quella che lei stessa scelse per l’occasione:

 

Qui giace Anna Recanatini che nacque, visse e morì.

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