Archivi del mese: luglio 2014

Il chiodo fisso

chiodo fissoOgnuno di noi ha un chiodo fisso.

C’è chi ce l’ha piantato in testa, chi nello stomaco, chi nel cuore, chi nel dito. Il chiodo, di norma, si pianta da solo dove sa di resistere meglio, sennò che chiodo fisso è.

Ci sono periodi in cui ci fai colazione, ci pranzi, ci prendi l’aperitivo e ci vai a dormire. In altri invece passa in secondo piano perché tu possa fare le tue cose, tipo la tua vita, ma se ne sta lì comunque.

A volte, forse il più delle volte, gli si dà retta e diventa un obiettivo, altre un’ossessione, altre ancora un ricordo.

Col passare del tempo, inizia a fare così parte di te che non riesci nemmeno più a distinguerlo come altro da te, lo metabolizzi per illuderti di ignorarlo.

Ma se ne sta lì. E basta una cosa piccola, qualsiasi, come una musica, una parola, un agglomerato di nuvole, la foto di un viaggio, che quel chiodo faccia un giro su se stesso per richiamarti al punto: il suo. Lo senti che afferma la sua presenza nel modo in cui gli riesce meglio, perché quel chiodo ti conosce bene e ci mette un attimo a sbrindellarti il torpore. Conosce le tue debolezze, le tue frustrazioni, le tue mire, i tuoi pregi, le tue speranze, le tue paure. E usa tutto.

Allora ti siedi con pazienza e ci parli, con il tuo chiodo, gli chiedi cosa voglia ancora, gli mostri le tue possibilità, di nuovo, gli ricordi chi sei. Lui se ne sta lì, sicuro di sé e zitto. Ma tu non demordi, cerchi di fargli capire che le cose stanno così e cosà, che è complicato, che non c’è più tempo, voglia, energia, modo, maniera, età, e blà blà, ma quello incrocia le braccia e ti guarda, come se gli stessi raccontando una barzelletta.

Infatti si mette a ridere appena hai finito di parlare. E poi ti osserva, senza ridere più.

E se ne sta lì. Fisso.

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