Archivi del mese: febbraio 2014

Errata corrige

eternitàQualche tempo fa mi sono detta che se avessi dovuto scegliere una qualsiasi “me” con la quale vivere in eterno – perché non sia mai che qualcuno me lo venisse a chiedere e mi facessi cogliere impreparata – avrei scelto senza dubbio una me quarantenne: con le conoscenze assorbite e quelle evaporate, con le esperienze sgranocchiate e a volte pure vomitate, con la consapevolezza più o meno metabolizzata.

Poi però è successo un fatto. E’ successo che un mio un caro amico mi ha inviato alcune vecchie foto. Per la precisione: alcune mie vecchie foto. E si sa che quando usiamo questo termine, ci si riferisce spesso a un’età antica che a volte c’entra poco con la vera età anagrafica. Ma in quelle foto in effetti ero giovincella, tra i diciott’anni e poco più.

In una foto in particolare, avevo un sorriso prossimo al riso. E vedermi stampata in faccia quella cosa chiamata spensieratezza, mi ha ipnotizzata e preso l’anima a morsi. Perché la verità è che sei davvero spensierato, non quando non hai pensieri, ma quando ignori addirittura il concetto di pensiero inteso come preoccupazione, perché non sei ancora in grado di coglierne i possibili contenuti o quei contenuti sono talmente lontani da te che non ti riguardano. Stai dietro a cose ben più concrete come il futuro con le U maiuscole, i progetti boh, gli amori fulminanti, i libri da studiare fitto fitto, Baudelaire, le disperazioni sceme che ti sembrano vere soltanto perché sono le prime, l’andare a tentoni e per tentativi.

Pertanto pensavo: per favore, se qualche dio mi avesse ascoltata, è chiaro che nel momento in cui esprimevo il desiderio di cui sopra, non ero nel pieno delle mie facoltà.

Ridatemi pure i miei diciott’anni. Per sempre mi sembra un pacchetto di tempo plausibile. Ridatemeli con tutte le sue voragini, i suoi lampi di buio, i suoi incendi, il suo manicheismo.

Ma senza compiti in classe a sorpresa, però. Quelli no, dai.

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