Archivi del mese: settembre 2013

Le mie rose selvatiche

RoseNel mio balcone sono nate delle rose selvatiche.

Sì, va bene, d’accordo, non è propriamente vero. Diciamo che in una delle mie dimenticate fioriere è nata, spontaneamente e contro ogni mia volontà, una pianta grassa che ha fiorito dei deliziosi malloppetti che assomigliano a delle piccole rose rosse a fiore doppio. Quindi io le chiamerò rose.

Per chi non mi conosce: sono in grado di uccidere una piantina del basilico in tre giorni, un ciclamino in quattro, un cactus in un mese e, con buone probabilità, un vegetariano con un pasto.

Osservo incuriosita le mie rose selvatiche e mi domando il significato di questo straordinario fatto. Indago la sfrontatezza o la scelleratezza inconsapevole di questo fiore che ha scelto di sbocciare in una delle mie fioriere – che sono rimaste lì solo per pigrizia, perché da molto tempo ormai non ospitano nemmeno più quella specie di insalatina scema che cresce per dispetto e che io per dispetto lascio lì, tant’è che alla fine ha smesso di crescere –  e non mi do risposta.

Abito poco il mio balcone troppo esposto al sole e di certo, quando mi affaccio, non osservo il contenuto delle fioriere che so estinto da mesi e mesi.

Mi sono accorta delle mie rose un pomeriggio, di ritorno da una passeggiata. Sollevando per caso lo sguardo verso il mio balcone, ho notato dei graziosi fiorellini rossi. Naturalmente, ritenendo la cosa impossibile, mi sono impegnata a localizzare meglio il mio balcone, ma le coordinate e il risultato erano esatti: una pianta fiorita abbelliva indisturbata la mia ringhiera.

Data la mia incompatibilità con ogni forma di vita vegetale, prima ancora di salire, ho telefonato a mia madre e le ho chiesto se le fosse capitato di piantare un qualsiasi tipo di fiore nel mio balcone. “E perché mai avrei dovuto farlo?” mi ha risposto. Appunto. Perché mai?

Dunque sono salita di corsa e di persona ho constatato l’eccezionale accaduto: una pianta fiorita stava vivendo nel mio balcone, sicuramente da un po’. Intendiamoci, è un’umile piantina grassa e le sue spine gommose fanno pure tenerezza. Ma i suoi fiori sono allegri, soprattutto sono nati spontanei. Soprattutto sembrano rose.

Ho cercato di guardarla il meno possibile e di certo non farò assolutamente niente per tenerla in vita, perché soltanto così potrò preservarla da me stessa.

Però, ogni tanto, devo affacciarmi e guardarla. Poco, giusto un attimo. Tipo per controllare che sia ancora lì.

E mi ripeto quanto sia straordinario che delle rose selvatiche siano nate sul mio balcone.

Come a dire che le rose esistono, comunque, anche se faccio finta di dimenticarmene.

Ora si tratta soltanto di trovare loro il giusto nome, prima che sia troppo tardi. Anzi, ora mi alzo e le vado a controllare.

Meglio se da dietro il vetro.


Settembre

09Settembre è l’unico mese con la vera nostalgia dentro. Ma una nostalgia buona: l’aria che pizzica la pelle abbronzata, le foglie ancora appoggiate ai rami già rassegnati, il sole bugiardo che mente sull’autunno  ancora lontano.

Settembre lo si attraversa sempre con la consapevolezza che qualcosa sta finendo.

Per questo è il mese perfetto per un qualsiasi tipo di addio.

Certo anche novembre non scherza. Con quegli inconfutabili cieli grigi e quella nebbiolina presente e sottile che sfoca gli sguardi umidi. Ma secondo me è eccessivo. No, lasciarsi a novembre è masochismo puro. Non si dovrebbe mai.

L’inverno poi, è già troppo scuro di suo per accogliere come si deve un addio. L’estate è dispersiva, sovraesposta e inadeguata a una qualsiasi forma di tristezza. La primavera, neanche a dirlo, è del tutto fuori luogo.

Settembre, invece, che culla discreto l’inganno nella speranza di un ottobre decente, è il mese migliore. Non ti abbandona a scenari disperanti. Ti tiene per mano facendoti guardare oltre.

E’ il mese in cui la fine e l’idea di un qualsiasi inizio possono coesistere con dolcezza tremula. Il mese in cui puoi confidare in qualcosa, di indefinito e senza nome, siamo d’accordo, ma comunque in qualcosa. Dove puoi rincorrere per tutto il tempo una sensazione che non si fa cogliere.

Settembre c’è, eppure è sfuggente. Forse perché non ha niente a che fare con il calendario, con le stagioni o con il tempo. Assomiglia più a uno stato d’animo. Che ti appartiene, oppure no. Un po’ come la fossetta nel mento: o ce l’hai o non ce l’hai.

Io settembre ce l’ho.