Archivi del mese: maggio 2013

Lo sguardo di Sabine

icona copertina

«Ho un appuntamento con i signori Lancourt.»
«Buongiorno, Sabine» salutò il padre con calore.
I fratelli Lancourt videro entrare Sabine per la prima volta nella loro vita. E non furono tanto i lunghi capelli castani raccolti forse per l’occasione, né la ricchezza disegnata in modo perfetto sulla sua bocca, quanto il suo sguardo a turbare subito la casa, fu quella timidezza contenuta nel suo verde indiscreto.
Sabine sbirciò il tappeto sul quale stava posando il piede, poi li appoggiò subito tutti e due, quasi con un salto, come se fosse entrata in un mondo instabile e avesse paura di cadere.
«La stavamo aspettando» disse la signora Lancourt arrivando anche lei, con un lieve sorriso, forse più cauto di quello di suo marito, ma di certo abituato alla cordialità.
Sabine salutò con un cenno della testa, stringendo fra le mani un libro, aggrappata alla copertina di pelle, poi tornò con gli occhi sul signor Lancourt, giusto un attimo, li spostò sulla domestica che aspettava di poter chiudere la porta, li soffermò un istante di più sulla signora Lancourt e poi − Jerome lo notò − lo sguardo di Sabine si addentrò nel salone incontrando quello di François che si era alzato dal divano, per etichetta, e lì lo sguardo di Sabine si era fermato per un lungo tempo. Un tempo interrotto, aveva sempre pensato Jerome ricordando quel pomeriggio, perché lo sguardo di Sabine non lo raggiunse mai, quel giorno.

Tratto da “La collezione Lancourt”

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somma puntiA volte mi chiedo se diventiamo la somma di quello che ci succede. Con esattezza, mi chiedo se tutte le delusioni inguaribili, le indelebili amarezze, le sofferenze accese, ci trasformano in qualcosa che non siamo.

Certo è impensabile ritrovarsi a quarant’anni con lo stesso animo dei venti, quando si poteva essere se stessi a prescindere dal poco passato e dallo smisurato futuro. E sono pure d’accordo che crescere sia anche cadere, rialzarsi per poi cadere ancora – insomma, più o meno lo sappiamo tutti come funziona questa faccenda del vivere – però mi domando se, con il tempo, diventiamo soltanto un grumo di risposte e di reazioni a quello che ci ha disilluso, amareggiato e preso a ripetute mazzate.

Me lo chiedo perché, guardandomi in giro, vedo sorrisi tirati, ciniche leggerezze e corpi usati da mille forme di tristezza; gusci che solidificano, che si fortificano per custodire quello che c’è dentro – o che dovrebbe quantomeno esserci – e mi domando se a forza di allenarci ad essere qualcun altro per non soffrire, alla fine, non corriamo il rischio di diventare quell’esatto qualcun altro.

Un qualcun altro che va in giro con il nostro nome, la nostra pelle e la nostra carta di credito.

Ecco, nel dubbio, vado a controllare il mio estratto conto.


La collezione Lancourt

copLCLAutore: Manuela Giacchetta

L’amore incompiuto non ha tempo.

Pagine: 276

Uscita: maggio 2013

Parigi, 1908. Quando gli occhi dei fratelli Jerome e François Lancourt si posano su Sabine, entrambi capiscono di aver passato una vita ad aspettare lei. Arrivata in casa Lancourt come lettrice per la madre malata, la ragazza scopre fin da subito di avere rotto un equilibrio precario.

Italia, oggi. Bianca De Nardi ha ventitré anni e sta aspettando che qualcosa cambi nella sua vita. Succede quando un misterioso collezionista si interessa al quadro che lei possiede sin da bambina. Bianca scopre a sue spese che c’è molto altro dietro a quella compravendita: qualcosa, in lei, che la lega in modo drammatico al passato di tre uomini che entreranno nel suo presente. Due storie intrecciate nel tempo che diventeranno un’unica storia d’amore incompiuto.