Archivi del mese: novembre 2012

Mele rosse

A pensarci bene, le parole scritte, prima ancora d’essere lette, vengono viste. Occupano un loro preciso spazio nella pagina.

A volte sono disposte con cura, serrate le une sulle altre, come mattoni consapevoli in una perfetta muratura scritta per impedirti di respirare. Altre sono impilate alla rinfusa, di getto, rapide, invertite, interrotte, sconclusionate.

E’ soltanto qualche istante dopo, quando poi le leggi, che quegli stessi agglomerati di lettere riescono a esprimere significati e sensi che vanno oltre il significato e il senso di ogni singola parola: diventano coperte, nuvole, sorrisi, sassi, spigoli vivi.

Per questo è necessario sceglierle con cura, le parole, come mele rosse, cercare quelle più adatte, rigirarle per verificare che non siano rovinate o ammaccate in qualche punto, lucidarle, metterle al loro posto. Se possibile: non avvelenarle.

Perché le parole hanno una chimica potente: possono salvarti o ucciderti.

Ci sono parole che arrivano come pugnalate di silenzio. Altre che arrivano con la leggerezza di un petalo d’euforia o di una palla da bowling.

Parole prese a palate e ammucchiate su una pagina, a coprire tutto.

Parole sbiadite, con mondi dimenticati dentro.

Parole scelte per colpire meglio.

Parole tardive che si sbriciolano sull’irreparabile.

Parole mai lette.

Parole racchiuse fra una riga e l’altra, in quello spazio vuoto, bianco, non detto, in cui a volte è scritto molto più di quanto si è letto.

Perché certe parole taciute arrivano con molta più efficacia di mille inutili scritte. Perché si scrive anche con il silenzio.