Archivi del mese: ottobre 2012

Puzzle

Si conserva davvero di tutto, in una vita.

E non parlo di collezioni più o meno assurde, più o meno infantili. Parlo di quelle tracce visibili di ricordi, quelle tessere di puzzle di una qualche vita fa o anche solo di ieri. Biglietti d’auguri, frasi dei Baci Perugina, T-shirt bucate, regali orribili, parole scritte di corsa su un angolo di carta, foglie essiccate.

Qualsiasi cosa, di tangibile, possa prenderti per mano e portarti lì, in quel posto, in quel tempo. Che riaccenda i colori di una scelta, la sfumatura di una voce, l’irragionevolezza di un errore.

Sono il tramite fra sé e chi c’è stato, chi c’è ancora, chi non c’è più. Tra sé e chi, in fondo, non è mai esistito.

C’è chi li tiene in una scatola di fortuna stipata nell’armadio, alla rinfusa; chi li sparpaglia in casa vivendoli ogni giorno; chi invece li tiene nascosti in un cassetto chiuso a chiave, da aprire sempre e solo all’occorrenza, preferibilmente mai; chi invece li ordina, li cataloga, li archivia nel loro apposito alloggio. Chi li sigilla solo in testa.

Eppure, per me niente è più affascinante della spazzatura del ricordo: quegli oggetti che poi alla fine, in un dato periodo, di un dato giorno, all’esatta ora x, decidiamo di buttare via. Per rabbia, per riaffermare la nostra indipendenza, perché il ricordo è scaduto, o avariato, perché fa male, per iniziare a credere che si può ricominciare.

Nella spazzatura del ricordo c’è un cambiamento, un guizzo di sé. Un passo avanti o anche quattro indietro. C’è un universo di contraddizioni, di fermezze e di vertigine.

E’ la sfida alla memoria o a qualche altra parte di sé. Comunque una sfida verso se stessi. Si sciolgono gli ormeggi, diretti verso un orizzonte più o meno approssimativo, più o meno opportuno, più o meno saggio.

Più o meno è la rotta tracciata da qualsiasi mappa nautica, in quei casi.

Anche perché spesso, più o meno, sono rotte circolari che ti riportano al punto di partenza.

Per questo sono rotte.


Hotel California

La canzone Hotel California degli Eagles è la mia canzone test.

La prima volta che l’ho ascoltata ero nel pieno dell’adolescenza, nella giostra ormonale e sentimentale che solo un’adolescente può sperimentare, e mi devastò.

In un secondo momento della mia vita, più stabile e sereno, riascoltando la stessa canzone, la trovai soltanto un po’ gratuita.

Due reazioni così opposte che mi hanno sempre incuriosito molto e che ho cercato di indagare, a proposito delle quali mi sono interrogata e mi sono pure risposta, scegliendo Hotel California come “canzone test”.

Perché ci sono quei momenti nella vita in cui tutto va male, o comunque per niente bene, e allora Hotel California mi travolge sempre, così come la prima volta. E non sono tanto le parole, quanto la musicalità che trova sempre la strada più breve per arrivare al mio pensiero più nero, maneggiandolo ogni volta in modo crudele. E non faccio l’unica cosa ragionevole da fare, cioè non smetto di ascoltare, ma arrivo dritta e imperterrita fino alla fine, fino al suo You can check out any time you like, but you can never leave, soggiogata in modo irreversibile da quella sofferenza musicata.

Nei momenti in cui tutto va bene, invece, Hotel California resta una canzone come tutte le altre, ritmata da inutili toni struggenti, al limite del patetico, quasi noiosa.

Poi, c’è la maggior parte dei casi, cioè quei momenti in cui mi ritrovo ad ascoltare la canzone alla radio, o in un negozio, o in un locale, ma comunque sempre e solo per caso, chiedendo io, a lei, come sto. Ascoltandomi, più che ascoltandola, con le mani sugli orecchi per paura di scoprire pensieri che sarebbe preferibile non pensare, per lasciarli dormire nel silenzio di ogni possibile nota. Ogni volta inizio a sentire ad occhi chiusi, facendo entrare la musica piano, a piccole dosi, per conoscere la verità soltanto un po’ alla volta. Perché lei, evidentemente, riesce sempre a sapere cose che io non so.

Non ho idea se ognuno di noi abbia una canzone test o se la mia sia solo una strampalata stravaganza.

So soltanto che nel corso della mia vita, Hotel California spesso mi aspetta. E senza preavviso.

Giusto oggi mi aspettava.