Archivi del mese: aprile 2012

Prima del caffè

Quanto mi piacciono le facce appena sveglie.

Quelle bianchicce col sonno dentro. Facce con monticchi di mascara sotto agli occhi e con la piega del cuscino tatuata sulla guancia. Facce con sbavature oniriche nello sguardo.

Facce private. Quelle con sculture di capelli postmoderne sulla testa. E con cervelli amletici. Facce che se uno chiedesse loro: “A quale numero civico abiti?” continuerebbero a guardarti sbattendo le palpebre, senza accennare alla minima reazione.

Quelle facce di gomma che hanno un non-so-ché del proprietario. Facce più bambine, più vecchie, più brutte, più belle, comunque facce diverse.

Facce mai preoccupate o felici. Di solito facce che non sanno ancora niente, che devono timbrare il cartellino. Del tutto inconsapevoli del concetto di tempo o di bolletta telefonica. Di norma facce sintonizzate sul solo concetto di caffè prima possibile.

Mi piacerebbe farne una collezione. E guardarmele, ogni tanto. Solo per capire come sono io prima del mio caffè.

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Prima o poi di Olivia Ulivi

“Vorrei un bel mazzo di fiori, una bella composizione di colori.”

“Va a trovare qualcuno?”

“Sì, me. Voglio capire come sto.”

“Va tutto bene?”

“Prima o poi.”

Olivia Ulivi


“Tardi” è tardi.

“Il mare è stupendo. Facciamo un bagno insieme?”

“Tu vai, io ti guardo da qui.”

“Ma dai, quando ci ricapita un’acqua così?”

“E’ troppo fredda…”

“Sì, e pure salata. E bagna, pensa un po’!”

“Più tardi, magari.”

“Più tardi sarà sempre salata e bagnerà lo stesso.”

“Però sarà più calda.”

“Certo, ma io non ci sarò.”

 

Manuela Giacchetta


Relax di Carlo Ulivi

“Prego Signor Ulivi, si accomodi. Questo è il libro che le avevamo promesso. Abbiamo trovato la musica che ci ha chiesto. Se si addormenta, la chiamiamo tra un paio d’ore. Le porto subito un calice di vino bianco fresco e delle frittelle di zucca. Buon relax.”

“Grazie Susanno.”

“Signor Ulivi, mi ha chiamato Susanno.”

“Sì.”

“Signor Ulivi, non mi chiamo Susanno.”

“E’ lo stesso. Se devo dire cose sensate, che relax è?”

“Va bene Signor Ulivi, arrivederci. Ma proprio Susanno?”

“Si, è perfetto Susanno.”

“Allora arrivederci, Signor Ulivi.”

“‘Derci.”

Carlo Ulivi


Incerte certezze di Agata Me

“Sei l’uomo che non amerò mai.”

“Forse. Intanto sei qui.”

 

 

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Chi è Agata Me

Sono nata nel 1971. Da allora ho sempre odiato la matematica e la logica.
Scrivo per ricordarmi chi sono: Me. Perché tendo a dimenticarlo.


Leonardo

Da piccola mi sono innamorata di Leonardo. Avrò avuto sette anni. Lui dieci.

Ricordo le sue guance sempre arrossate, la sua stazza, ricordo gli occhi azzurri che di certo, a quell’età, mi ricordavano un mare d’agosto. Era un tipo silenzioso e introverso. Di poche parole, sempre per conto suo.

Successe che un giorno d’estate, giocando, caddi da un muretto, come corpo morto cade. E mi ritrovai con le mani e le ginocchia sbucciate. Quel giorno d’estate, Leonardo corse verso di me, mi prese in braccio e mi portò a casa, dicendomi che avrei dovuto prestare più attenzione la prossima volta.

Nel momento in cui mi raccolse, ricordo di essermi sentita a disagio perché temevo di essere troppo pesante per lui e che non ce l’avrebbe mai fatta a portarmi fino a casa. Ricordo il cuore che mi batteva.

Nella mia romantica testa bambina, Leonardo aveva rotto la serrata riservatezza verso il mondo, per salvarmi.

Nel corso della mia infanzia, mi sono infatuata anche di Maurizio e di Aurelio. Tutti e due con gli occhi azzurri, in effetti. Ma non erano occhi da eroi romantici. Di Leonardo invece, ricordo lo sguardo oltre l’azzurro. Era uno sguardo che curvava nella tristezza. Già da grande.

Mi chiedo se Leonardo avrà ancora lo stesso sguardo. O se ne avrà, oggi, uno da bambino. Se sarà diventato un incallito supereroe.


Attività di Simona Licenziato

“Cosa fa a quest’ora del giorno?”

“Scrivo.”

“Cosa?”

“Parole. Sono uno scrittore.”

“Anche io scrivo. Scrivo numeri. Sono un matematico.”

“Scrive numeri!? A quest’ora del giorno?”

“Sì, perché lavoro. I numeri sono il mio lavoro, così come le parole sono il suo.”

“Si sbaglia, le parole non sono il mio lavoro, a quest’ora del giorno.”

“Cosa sono, allora?”

“Sono il mio cammino.”

“E se fosse costretto a fermarsi?”

“Mi sentirei perso.”

“Appunto! Cosa farebbe in quel caso?”

“Cercherei una nuova strada. Tanto poi passa, quest’ora del giorno.”

Simona Licenziato