Archivi del mese: marzo 2012

Metamorfosi di Marzia Pompignoli

“Tesoro a cosa stai pensando?”

“ A nulla…”

“Non è possibile non pensare a nulla.”

“Invece lo è, basterebbe non essere continuamente disturbati.”

“Così io sarei un disturbo?”

“Sì, se continui a parlare.”

“Un tempo dicevi di pensare sempre a me, a noi… cosa ti è accaduto?”

“Un tempo penavo di dover fingere per essere amato da te… ora so che mi amerai malgrado tutto.”

Marzia Pompignoli

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Anoressia di Giuseppe Russo

“Sono io? Questo sarei io?”

“No, sono io.”

“Tu… parli?”

“Sì, parlo. Non mi senti?”

“C…come fai a parlarmi?”

“Ti parlo perché sei pazzo.”

“E adesso perché ti stai avvicinando?”

“Voglio scrutarti più da vicino… beh,  sappi che mi fai schifo.”

“Perché? Sono dimagrito di altri 3 kili.”

“Mi fai schifo lo stesso, puoi fare di meglio. Adesso vattene! Ti rivoglio qui tra cinque minuti.”

“Ho capito, ho capito… ritorno in bagno.”

 

 

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Chi è Giuseppe Russo

E’ uno studente appena diplomatosi allo scientifico, anche se ha sempre nutrito interesse per la scrittura.
Scrivere è il suo bisogno naturale, è la sua necessità incolmabile, è il suo nascondiglio preferito.
Il suo sogno più grande? Finire un libro.


Aria malsana di Olivia Ulivi

“Ciao sono la casa, mi presento.”

“Salve, io sono il giardino, quello di fuori.”

“Una curiosità, vorrei sapere cosa ne pensi…”

“Di cosa? Dimmi.”

“Secondo te la padrona cosa farebbe senza i suoi libri, ce ne sono ovunque!”

“Mah! Mi chiedi l’impossibile… libri? In che senso libri?”

“Ma come? Libri, parole di carta.”

“Di carta? Io conosco fiori, foglie, fili d’erba.”

“Ok lascia stare…”

“Senti un po’, invece, senza le sue piante cosa farebbe?”

“Piante… ne conosco poche, ma credo che non sopravviverebbe.”

“Hai ragione, senza profumo di libri e di fiori non avrebbe più senso respirare.”

“Aria malsana.”

Olivia Ulivi


Notte di viaggio con orfano di Luigi Salerno

 

“Dad?”

“Sì?”

“Non ho sonno.”

“Uhm.”

“Non riesco, è il treno.”

“È la notte.”

“Il treno mi mangia, dad!”

“Fai finta che non c’è.”

“Come si fa?”

“Sognala, allora.”

“Cosa?”

“La notte, la luna nel treno.”

“Oppure?”

“Il treno, nonna che canta.”

“Mamma adesso dov’è?”

“Mamma è la notte…”

“…”

Luigi Salerno


Dialoghi in corto

Avete mai dialogato in corto?

Siete brevi, veloci, incisivi?

Se sì, sarò felice di ospitarvi nel mio blog.

Potete inoltrare i vostri dialoghi (solo battute, senza didascalie e parti narrate) alla mia casella di posta mgiacchetta@libero.it, corredati di una breve biografia.

I testi scelti saranno pubblicati periodicamente nella categoria “Dialoghi in corto”.

Un avvertimento: dialogare in corto crea dipendenza e può nuocere gravemente alla salute, vostra e di chi vi sta intorno.

Vi aspetto!

Manuela


Ci conto di Gianluca Minotti

“Devo scrivere un dialogo.”

“Tra chi?”

“Un uomo e una donna.”

“Un uomo e una donna normali?”

“No, marito e moglie.”

“Allora è difficile.”

“Facilissimo non è.”

“E perché lo hanno chiesto a te?”

“Forse perché sanno che sono sposato e pensano che potrei attingere dalla vita reale.”

“Cioè, dovresti rendere pubbliche le nostre conversazioni?”

“Non ho detto questo. Soltanto ispirarmi.”

“È inaudito, che se li scrivano da soli i loro dialoghi.”

“Mi pagano.”

“Bella roba. Monetizzare le nostre conversazioni. Non ti rivolgerò più la parola.”

“Ci conto.”

 

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Chi è Gianluca Minotti

Gianluca Minotti vive a Frosinone ma è nato a Perugia nell’Ospedale Monteluce (ora dismesso) lo stesso giorno, il 24 luglio 1969, in cui ebbe termine la missione spaziale sulla luna dell’Apollo 11: come dire, non aveva fatto in tempo a venire al mondo che già si ero perso qualcosa.
Laureato, non si sa come, in Lettere a “La Sapienza” di Roma, ha pubblicato la monografia su Valerio Zurlini (Il Castoro) e il saggio “Come leggere un inedito. La scheda di valutazione” (Edizioni Il SegnaLibro).

 

 


Non mi risulta

“Ti ricordi di pagare la bolletta, domani?”

“Sì.”

“E la macchina poi, riesci a ritirarla tu, dopo il lavoro?”

“Sì.”

“Allora alla spesa ci penso io, ok?”

“Va bene.”

“Ma mi ascolti?”

“Sì.”

“E cosa ho detto?”

“Se ti ascoltavo.”

“Prima. Cosa ho detto prima.”

“Della spesa.”

“E cosa ho detto della spesa?”

“Che palle!”

“Ah sì? Non mi risulta.”