Nel rione dove abito c’è una casa per anziani. Qualche ospite più in forma spesso esce e si aggira nei dintorni.
Un signore, in particolare, da tanti anni frequenta la piazzetta del quartiere che raccoglie la comunità del posto.
Il viavai della tabaccheria lo ha ribattezzato “highlander”. Ma non a caso.
Quest’uomo è alto, magro, con una perenne cicca fra le dita. Ora non so se, in questi dieci anni che abito qui, la cicca sia rimasta sempre la stessa oppure ogni giorno è una diversa. Fatto sta che lui spesso chiede “un euro per le sigarette” e nessuno gli dà mai niente, quindi è possibile che da anni, sia ormai sempre la stessa.
Ogni volta che qualcuno gli passa vicino lui gli ricorda, urlando o sussurrando, a seconda del caso o della distanza – ma comunque sottolineando il tutto con una o più bestemmie – che non può morire. Sbraita che ha più di duecento anni e che gli toccherà vivere per sempre.
Nessuno gli crede, siamo d’accordo. Eppure, in tutto questo tempo che lo osservo, nella sua faccia da settantenne non si è aggiunta né rinsaldata nessuna imperfezione. La mappatura delle sue rughe è rimasta identica a se stessa a tracciare il percoso della sua personale visione del mondo.
Magari non conta neppure che spesso vada in giro con un lungo pastrano.
In fondo, nel corso di questi anni, non ho mai sentito di teste mozzate trovate nel quartiere, quindi escludo si possa trattare di un autentico immortale.
Certo, se lo fosse, questo post potrebbe farlo scovare per la reminiscenza.
Ma il mio blog è uno spazio così minuscolo che, dopotutto, non credo di averlo messo in pericolo di vita.
4 gennaio 2012 at 18:38
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.